BresciaOggi
- Lunedì 24 settembre 2007
Padernello. Nell’ambito della rassegna filosofica “Lo spirito
della scienza“
lo spettacolo co-prodotto da “ Eutopie Theatra.
La suggeritrice itinerante nelle sale del Castello.
In scena Francesco Migliaccio, Giusy Turra, Veronica Gasparini.
Secondo appuntamento con i teatro al castello di Padernello a Borgo San Giacomo
nell’ambito della kermesse filosofica “ Lo spirito della Scienza
“.
Questa sera alle ore 21 la prova aperta, poi repliche fino al 30 settembre,
“ La suggeritrice “ di Cristina Bonfanti e Giacomo Andrico, che
nella stesura
del testo si sono avvalsi della consulenza scientifica di Maria Rita Comerio.
Lo spettacolo è nato da una serie di riflessioni che gli autori hanno
elaborato
partendo dalle teorie della fisica quantistica, l’ipotesi suggestiva
dalla quale
si sono mossi è che se le particelle subatomiche, quantistiche, possono
interagire
oltre tutto il tempo e tutto lo spazio, allo stesso modo può fare la
materia
più grande che le particelle compongono e che ci compone.
“ La suggeritrice - dice Cristina Bonfanti - vuole essere un tentativo
di recuperare
dal punto di vista quantistico il senso della cosiddetta cronaca dei fatti,
dei fatti
di cronaca con i quali veniamo bombardati e che si vaporizzano il giorno dopo
perché noi ci stiamo già occupando di altre notizie con una
memoria molto labile
di quanto sta succedendo ".
Lo spettacolo, coprodotto da Eutopie Theatra e dalla Fondazione Castello
di Padernello, è costruito come un itinerario che si svolge attraverso
le stanze
del castello, che diventano lo spazio dei differenti quadri attraverso i quali
lo spettatore intraprende una sorta di viaggio iniziatico;
l’idea è infatti quella di mettere in scena un tempo che è
contemporaneamente
il tempo biologico che invecchia il nostro corpo e il tempo cosmico infinito.
Allo spettatore è richiesto di ampliare le proprie capacità
percettive per imparare
a guardarsi dentro, a dialogare con il ‘ doppio ‘ che si nasconde
in ognuno di noi,
per riscattare il nostro quotidiano, dalla banalità e riconsegnarlo
al tempo
e al senso del nostro destino.
La regia e le scene sono di Giacomo Andrico, gli interpreti sono Francesco
Migliaccio, Giuseppina Turra e il mezzosoprano Veronica Gasparini;
le musiche originali sono state composte da Luca Tessadrelli.
Francesco De Leonardis
Giornale
di Brescia - Mercoledì 26 settembre 2007
Successo al Castello di Padernello per la rappresentazione
itinerante con la regia di Giacomo Andrico.
“La suggeritrice “, viaggio visionario con prova d’attore
ai confini della scienza
Condividiamo la stessa struttura quantica delle
particelle. Ma non lo sappiamo.
Il nostro modo di pensare il mondo e di pensarci non ha consapevolezza di
questo.
Uno spettacolo teatrale intende aprire una delle chiuse caselle della nostra
mente,
aiutarci a cambiare.
Si tratta de “La suggeritrice“,
raffinatissimo lavoro di ricerca teatrale di Cristina
Bonfanti e Giacomo Andrico, regia e scene di Andrico, che ha debuttato ieri
al Castello di Padernello, frazione di Borgo San Giacomo.
Un percorso scandito da “Stanze“, che chiama il pubblico ad un
itinerario
che fa perdere le coordinate spazio-temporali, con tre situazioni teatrali
(il pubblico seduto davanti agli attori che recitano), ma con effetti stranianti,
fortemente onirici.
Si parte camminando con una guida, osservati dagli uccelli impagliati
del Museo ornitologico di Acqualunga. Si parla di Darwin, ma per evocare
subito i Greci, Omero: dalla selezione naturale in cui prevale il più
forte,
alla prossimità di vincitori e vinti. Si entra poi in una biblioteca
d’altri tempi,
dove un newtoniano si confronta con una donna che mina alla base le sue certezze
di scienziato, portandolo a riflettere sui campi di energia, sulla probabilità
(non prevedibilità) degli accadimenti, sull’uomo non osservatore
ma attore
del mondo.
E’ “la suggeritrice“ del titolo. “Non so spiegare
- dice - posso solo dire…
suggerire (..) Devo far crescere da dentro…”
Da lì, per una scala riempita dalla bella e calda voce del soprano
Veronica Gasparini,
sulle musiche di Luca Tessadrelli, che come una tessitura discreta e arcana
avvolgono tutta la rappresentazione, un salto nella “stanza di Edipo“,
l’uomo
che indagò e volle vedere la propria realtà fino a perdere la
vista.
E poi l’ultima stanza, un magazzino-non luogo dove i libri hanno pagine
bianche, rappresentazione visionaria del “Campo del Punto Zero“,
dove l’uomo non
è che un punto di energia in un campo infinitamente più vasto
con cui interagire;
una quarta dimensione“ dove si incontrano “le nostre identità
plurali“.
Lì il personaggio femminile che è stato prima guida, poi scienziata,
Tiresia,
Giocasta, ora trascorre attraverso varie identità che le appartengono:
Ofelia, una ragazza del ghetto lituano di Vilna ( che racconta come ha perso
i suoi dieci fratelli), una donna avvelenata da un pesticida in Nicaragua…
Il testo è ampiamente intessuto di richiami e citazioni, dal “Campo
del Punto Zero“
il trattato di Lynne McTaggart, dal “Qoelet“, dall’ “Amleto“
fino a Maria Zambrano
e Pirandello, passando per uno dei “ pizzini “ di Provenzano o
per la storia
dell’astronauta Mitchell della Missione Apollo.
La complessità della materia è compensata dall’intensità
stringente di uno
spettacolo che forse si potrebbe sforbiciare un po’, ma che è
una prova di grande
livello per tutta la compagnia, e per gli eccellenti Francesco Migliaccio,
che trascorre da lucido scienziato al tragico Edipo, e Giuseppina Turra, che
affronta con leggerezza una titanica prova d’attrice.
Lo spettacolo è solo per 50 spettatori a sera.
Per chi ama il teatro è da non perdere.
Paola Carmignani